In Italia nessuno vuole fare più l’orafo.

In Italia nessuno vuole fare più l’orafo. Orafi, orologiai ed incassatori, mestieri d’Italia in via di estinzione.

Con una crisi economica che non accenna a diminuire ed un PIL inchiodato a zero non c’e’ alcuna possibilità che il mondo del lavoro assorba i 2 milioni di disoccupati.

La domanda è: il mondo dell’artigianato può essere per i giovani uno sbocco?

Il nostro paese ha una lunga tradizione artigianale. Oggi, nell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, queste “botteghe” sono ben 1.349.597, con una media di 2,5 addetti per impresa. Vi lavorano 2.849.595 persone, il 17% del totale degli occupati. Il maggior numero di addetti coinvolti in imprese artigiane lo troviamo in Lombardia (557.890), Veneto (360.189) ed Emilia-Romagna (317.092). Un po’ dovunque, nello “Stivale”, gli artigiani rappresentano una presenza consistente e in grado di offrire posti di lavoro, stipendi e benessere. Basta pensare ai settori alimentare e delle creazioni artistiche (legno, vetro, oreficeria, pelle, ecc.), del benessere, costruzioni, impianti, autoriparazioni, moda, logistica, terziario, trasporti, servizi (i dati sono di Confartigianato).

Oreficeria e gioielleria rientrano in questa categoria di imprese, artigianali esatto, perché sono poche quelle aziende che si possono considerare industrie.

La crisi che ha colpito il settore è stata durissima, tante aziende hanno chiuso, molte “vivacchiano” nella speranza (o per meglio dire nella illusione) di una miracolosa ripresa che riporti i loro numeri ai fasti degli anni ’80 e ’90, tante sono diventate conto terziste e lavorano per aziende più importanti.

Quelle che sono in piedi e che sono ancora competitive sul mercato hanno intrapreso percorsi di innovazione sui processi e sui prodotti. Progettazione CAD, stampanti 3D, acquisizione fotografica articoli, cataloghi digitali, app, robotica, programmi di gestione produzione, fashion design, comunicazione, digital marketing e social media sono termini che oramai fanno parte del quotidiano di queste nostre imprese fashion jewelry che tutti i giorni si confrontano in questo mercato globale.

Mi sembra chiaro che il primo motivo del mancato “assorbimento” di giovani nel settore fashion jewelry sia dovuto alla contrazione del mercato e conseguentemente dei posti di lavoro, ma secondo le aziende orafe però, sembra che la colpa sia in parte anche dei giovani che si rifiutano di fare gli artigiani.

Lo dice un documentario realizzato durante la fiera VicenzaOro da Klaus Davi sul settore orafo in Italia.

Ma è vero che i giovani che vogliono apprendere il mestiere dell’artigiano orafo non ci sono più?

C’e’ il pensiero diffuso (mi verrebbe da definirlo un po’ un cliché) che i giovani di oggi hanno meno voglia di imparare, sono distratti da mille cose ed ambiscono di più ai nuovi lavori offerti dalla digital transformation, come se passare tutto il giorno con un telefonino in mano faccia pensare che in quel mondo lì, tutto sommato, sia “figo” e facile anche lavorare quando invece non è per niente così.

Il trail running è la mia passione, mi alleno e corro quando posso, questo mi da modo di stare a contatto con molti atleti giovani, parlo con loro di sport e non solo. Nel mio piccolo “spaccato” di mondo, quello che vedo e che mi arriva da questi giovani ha un solo nome, disorientamento, non vedo distrazione o sento strani discorsi campati in aria, anzi, tutt’altro, colgo a volte un realismo che sfocia nella negatività e che non lascia scampo.

Qui prendo in prestito quanto mi ha scritto sul post Linkedin qualche giorno fa Daniele Maggian “Secondo me le aziende orafe non riescono a far sognare i giovani, mentalità chiusa dove ognuno pensa al proprio orticello con pochi investimenti per il futuro”.

Come possiamo quindi riavvicinare i giovani al mondo dell’artigianato orafo? Come possiamo far tornare i giovani a sognare ed ambire di lavorare in questo settore?

Innanzitutto secondo me dobbiamo iniziare a sdoganare questo termine, artigiano orafo, cosa vi fa venire in mente? A me un anziano signore chino su un banco, magari con un monocolo nell’occhio e la faccia corrugata che traffica su qualcosa di infinitamente piccolo su un banco di legno tutto scassato in una bottega buia illuminata da una sola lampada da banco incerottata! Certo bella immagine questa, vero? Molto attraente per i giovani.

Ma i giovani fanno bene a scappare a gambe levate da questo stereotipo perché presso questo artigiano orafo, ahimè, non c’e’ alcun futuro in termini occupazionali.

Certo, qui adesso posso essere facilmente attaccato – Ma come? L’artigiano orafo, le nostre origini, il Medioevo, la tradizione Italica, la bottega, le pietre, qualcuno le deve pur montare, e così via… -, certo, tutto vero, chiedo scusa in anticipo a chi si sentirà offeso da quanto ho appena scritto. Accetto tutte le critiche del caso e riconosco che si, c’è anche questa tipologia di artigianato orafo di tutto rispetto, e magari lavora anche molto se ha una “bottega” di proprietà nel centro di Firenze.

Peccato però che per tutti gli altri il “mercato” orafo di oggi sia un’altra cosa.

Ma scusate, chi deve utilizzare le potenti workstation CAD per progettare gioielli? Chi deve utilizzare le stampanti 3D? Chi si occupa del design del gioiello? Chi delle collezioni? Chi della comunicazione nell’era del web 2.0? Chi segue i marketplace B2B e presidia i social network? Chi implementerà l’Industria 4.0 nella produzione orafa nei prossimi anni?

Forse quelli che lavorano oggi nelle aziende da più di 30 anni o magari prossimi alla pensione? Forse quelli che sono ancora lì a dire “una volta si faceva la Fiera a Vicenza, Arezzo poi ancora Vicenza poi Arezzo…si lavorava tanto” è cambiato tutto… Forse quelli che dicono “io sul computer le mani non ce le metto”? Vogliamo andare avanti così?

Nel distretto orafo di Arezzo ci sono tanti giovani che vorrebbero lavorare nel settore, altro che se ci sono, ma non solo qui e lo dimostrano i numeri degli iscritti ai vari corsi professionali che ci sono in giro per l’Italia, ad Arezzo per esempio il CORSO IFTS JEWELS&DESIGN appena partito ha avuto 3 volte la richiesta rispetto ai posti disponibili, una apposita commissione ha dovuto scegliere attraverso una selezione scritta ed un colloquio motivazionale, lasciando a casa tanti giovani desiderosi di inserirsi in questo settore.

I giovani sono poco aiutati ad entrare nel mondo del lavoro, questa è la verità, vanno formati meglio perché sono poche le imprese che possono permettersi di formare le loro maestranze internamente, CoinDamianiPasquale BruniChiampesan tanto per citare qualche azienda d’eccellenza.

Condivido pienamente quanto sostiene Giuseppe Gullo A.D. di Stefan Hafner nel documentario di Klaus Davi “in Italia c’è totale assenza di scuola manifatturiera, in Svizzera i giovani tra i 14 ed i 18 anni frequentano le migliori aziende di orologeria, in Italia questo non esiste, stiamo perdendo il patrimonio produttivo nazionale”.

Certo, ci deve pensare la scuola alla formazione dei giovani, una scuola che deve essere all’avanguardia e che si deve confrontare con le altre scuole professionali del mondo e con le imprese attraverso appositi progetti scuola lavoro per esempio, se la politica nazionale è incapace di creare idee innovative in questo senso prendiamo esempio da chi in questo è più bravo di noi, non c’è niente di male.

Poi ci sono le varie associazioni di categoria che hanno tutte la possibilità di organizzare ottimi corsi professionali attingendo a fondi europei, nazioni, regionali, perché va detto anche questo, la buona formazione, quella che ti insegna veramente a lavorare, costa molto, i ragazzi non hanno risorse così come la stragrande maggioranza delle imprese artigiane che non possono permettersi di prendere giovani, pagarli e formali.

La preoccupazione purtroppo è che il Made in Italy sta perdendo il proprio patrimonio di professionalità sul manifatturiero e quando un paese perde la propria industria manifatturiera di eccellenza i problemi occupazionali diventano molto gravi.

Auguriamoci tutti come Simone Haddad un nuovo Rinascimento Italiano per tutto il comparto orafo ma, visto e considerato che il cambiamento deve partire da noi stessi e dal nostro modo di concepire il mondo dico, largo ai giovani!

Giancarlo Cungi

Ogni vostro commento e suggerimento è molto gradito, giancarlo.cungi@infoitalia.com.

Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo articolo condividendo ed interagendo sul post Linkedin “Nessuno vuole fare più l’orafo” https://www.linkedin.com/hp/update/6233306271655698432

Daniele Maggian  – Customer Service Manager Progold S.p.A.

Emanuele Vichi – Modellista ricerca e sviluppo prodotto presso Orsogrigio S.R.L.

Marco Cuppari – CEO & Founder / Manager at Marco Cuppari Jewels

Enrico Di Luca – Owner of Enry Luxury Dealer

Alessandro Ienne – Laboratory Manager and Watchmaker

Giulio Prosperi – CEO Prosperi1887

Ilaria Jve – Jewelry Sculptor Handmade Jewelry Made in Italy

Simone Haddad – Gioielliere accreditato GIA Watch-repairer and Diamonds Grader at ABworld – Gioielleria Bellantuono A.

GESSICA ZANELLI – Jewelry CAD Designer / Product Development Jewelry/ Shoes Designer/ Bag Designer

Marco Mormile – Maestro d’Arte Orafo

Simone Pillan – modellista e disegnatore3D orafo presso Comete Gioielli

Elena Cappa – Responsabile filiale Infoitalia Srl Vicenza

Posted on: 5 giugno 2017, by :

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